12/ 06 '18

Monet, Complesso del Vittoriano

Monet

Care Amiche e cari Amici di Solea, nei giorni scorsi siamo stati a visitare la mostra di Monet a Roma al Complesso del Vittoriano. Le foto non rendono giustizia ai capolavori, perdonateci per questo! Vi assicuriamo che è sempre “troppo” emozionante vedere questi capolavori. Vi promettiamo foto magnifiche dal nostro prossimo “incontro” con Monet direttamente a Parigi e a Giverny!

Monet a Giverny

Monet a Giverny

Brevi cenni biografici: Claude Monet nasce a Parigi nel 1840, a quindici anni a Le Havre è già famoso per le sue caricature. Quì impara dal suo primo maestro Boudin a dipingere all’aperto, davanti al paesaggio. torna a Parigi e frequenta lo studio libero dell’Accadémie Suisse, dove conosce Pissarro. Nel ’65 espone due sue marine al Salon suscitando l’interesse di molti, ma nel ’67 si vede rifiutare le sue “Femmes au jardin”. Nel ’74, da un suo quadro intitolato “Impressonione, levar del sole”, nasce il nome di IMPRESSIONISTI che viene assegnato ai compagni che avevano esposto con lui nella prima collettiva del gruppo nei locali del fotografo Nadar. Frequenta Manet e Renoir ad Argenteuil; a Vétheuil, nel ’79, muore sua moglie Camille, presenza costante anche nella sua arte. Si risposa con la vedova del collezionista Hoschedée va a vivere a Giverny. Monet trasformò la pittura en plein air in un rituale di vita e – tra la luce assoluta e la pioggia fitta, tra le minime variazioni atmosferiche e il sole, riuscì a tramutare i colori in tocchi di pura energia, riuscendo nelle sue tele a dissolvere l’unità razionale della natura in un flusso indistinto eppure abbagliante.

occhiali, tavolozza e pipa

occhiali, tavolozza e pipa

Il percorso espositivo racconta l’evoluzione della carriera di Monet nelle sue molteplici sfaccettaure, dalle celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800

Monet, caricature

Caricature

Monet, caricature

Caricature

ai paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville e delle sue tante dimore; dai ritratti dei figli

Monet, ritratti

Ritratti dei figli

alle tele dedicate da Monet ai fiori del suo giardino di Giverny, i salici piangenti, le rose, il ponte giapponese e le monumentali Ninfee.

Monet, Iris

Iris

Monet, Le Rose

Monet, Salice Piangente

Salice Piangente

Monet, Ninfee

Ninfee

Monet, Ninfee

Ninfee

 

28/ 03 '18

Giardino di Ninfa riapre...

La storia del Giardino di Ninfa

veduta principale
Il giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000 al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale, l’habitat costituito dal fiume Ninfa, lo specchio lacustre da esso formato e le aree circostanti che costituiscono la naturale cornice protettiva dell’intero complesso, nelle quali è compreso anche il Parco Naturale Pantanello, inaugurato il 15 dicembre 2009.
Il nome Ninfa deriva da un tempietto di epoca romana, dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, costruito nei pressi dell’attuale giardino.SAM_0425

A partire dal VIII l’Imperatore Costantino V Copronimo concesse a Papa Zaccaria questo fertile luogo, facente parte di un più vasto territorio chiamato Campagna e Marittima, entrò a far parte dell’amministrazione pontificia. Al tempo contava solo pochi abitanti, ma aveva assunto un ruolo strategico per la presenza della Via Pedemontana: trovandosi ai piedi dei Monti Lepini, era l’unico collegamento alle porte di Roma che conduceva al sud quando la Via Appia era ricoperta dalle paludi. Dopo l’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fra le varie famiglie che la governarono ricordiamo i Conti Tuscolo, legati alla Roma pontificia, e i Frangipani, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe la considerazione economica e politica di Ninfa, ricordiamo infatti che nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. Nel 1294 salì al soglio pontificio Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, figura potente e ambiziosa, che nel 1298 aiutò suo nipote Pietro II Caetani ad acquistare Ninfa ed altre città limitrofe, segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino, presenza che sarebbe durante per sette secoli.
Pietro II Caetani ampliò il castello della città, aggiungendo la cortina muraria con i quattro fortini e innalzando la torre, già presente, a 32 metri, e realizzò il palazzo baronale.

Nel 1382 Ninfa fu saccheggiata e distrutta da parte di Onorato Caetani sostenitore dell’antipapa Clemente VII nel Grande Scisma e avverso al ramo dei Caetani che possedevano Ninfa, i Palatini sostenitori di Urbano VI.
La città non fu più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la pianura pontina, i cittadini sopravvissuti se ne andarono lasciando alle spalle i resti di una città fantasma, gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove. Nonostante ciò le chiese continuarono ad essere officiate dagli abitanti delle vicine colline per tutto il XV e in parte del XVI secolo, per poi essere del tutto abbandonate. Oggi rimangono i ruderi di San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, San Salvatore e Santa Maria Maggiore, cui parte degli affreschi furono distaccati nel 1971 per essere custoditi nel castello Caetani di Sermoneta.
Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un ‘giardino delle sue delizie’. Il lavoro fu affidato a Francesco da Volterra che progettò un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, proprio accanto alla rocca medievale dei Frangipane. Alla morte del cardinale quel luogo di delizie, in cui furono coltivate pregiate varietà di agrumi, fra cui il Citrus Cajetani, e allevate trote di origine africane, fu abbandonato. Un nuovo tentativo di insediamento fu fatto da un altro esponente della famiglia Caetani nel XVII, il Duca Francesco IV, il quale ‘buono al governo dei fiori’, si dedicò alla rinascita dell’hortus conclusus ma la malaria costrinse anche lui ad allontanarsi da Ninfa. Della sua opera rimangono le polle d’acqua e le fontane.
Durante l’Ottocento il fascino delle sue rovine attirò molti viaggiatori che percorrevano l’Italia riscoprendo l’antico: la ‘Pompei del Medioevo’, come la definì Gregorovius, era un luogo spettrale, magico e incancellabile dalla memoria di chi la vide.
Alla fine dell’Ottocento i Caetani ritornarono su i possedimenti da tempo abbandonati. Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onoraro Caetani, con due dei sui sei figli, Gelasio e Roffredo, si occuparono di Ninfa decidendo di crearvi un giardino in stile anglosassone, dall’aspetto romantico. Bonificarono le paludi, estirparono gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale, che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede degli uffici della Fondazione Roffredo Caetani.
La realizzazione del giardino fu guidata soprattutto da sensibilità e sentimento, seguendo un indirizzo libero, spontaneo, informale, senza una geometria stabilita. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, continuò la cura del giardino introducendo nuove specie di arbusti e rose e negli anni Trenta del Novecento aprì le sue porte all’importante circolo di letterati ed artisti legato alle riviste da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”, come luogo ideale in cui ispirarsi.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la famiglia Caetani si rifugiò nel castello Caetani di Sermoneta, facendo ritorno a Ninfa solo dopo il 1944, il giardino nel mentre fu utilizzato come base per le munizioni da parte dei soldati tedeschi, che ne preservarono l’integrità grazie agli alberi presenti che favorirono la possibilità di mimetizzarsi. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Aggiunse numerose magnolie, prunus e rose rampicanti, e, insieme alla madre Marguerite, realizzò accanto alle mura sud della città di Ninfa un rock garden, chiamato anche ‘colletto’. Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino.

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Un accenno alla flora del Giardino
All’interno del giardino di Ninfa si incontrano varietà di magnolie decidue, betulle, iris palustri e una sensazionale varietà di aceri giapponesi, inoltre a primavera i ciliegi e meli ornamentali fioriscono in maniera spettacolare.
Fra le oltre 1300 piante diverse introdotte che è possibile ammirare negli otto ettari di giardino ricordiamo i viburni, i caprifogli, i ceanothus, gli agrifogli, le clematidi, i cornioli, le camelie.
Molte varietà di rose rampicanti sono sostenute dalle rovine ed estendono i lunghi rami vigorosi sugli alberi quali: Rosa banksiae banksiae, RosaTausendshön, Rosa ‘Mme. Alfred Carriere’, Rosa filipes ‘Kiftsgate’, Rosa ‘Gloire de Dijon’, Rosa ‘Climbing Cramoisi Supérieur’.Le rose arbustive bordano il fiume, i ruscelli, i sentieri o formano aiuole come Rosa roxburghii, Rosa ‘Général Shablikine’, Rosa ‘Mutabilis’, Rosa hugoni, Rosa ‘Ballerina’, Rosa ‘Iceberg’, Rosa ‘Max Graf’, Rosa ‘Complicata’, Rosa ‘Penelope, Rosa ‘Buff Beauty’.
Il clima particolarmente mite di Ninfa permette anche la coltivazione di piante tropicali come l’avocado, la gunnera manicata del Sud America e i banani.
Vi sono anche molti arbusti piantati non solo per la loro bellezza ma anche perché offrono ospitalità alle numerose forme di animali presenti fra cui si evidenzia il folto gruppo dell’avifauna rappresentato da oltre 100 specie censite.

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SAM_0428SAM_0423Riapre il 31 marzo

20/ 02 '18

San Giorgio, i libri...

Siamo a Barcellona, Catalogna . Qui ogni 23 aprile si celebra il giorno di San Giorgio, Sant Jordi, una delle feste più celebrate. E’ talmente tanto particolare che è un giorno festivo in cui si lavora. La leggenda di San Giorgio, conosciuta in tutto il mondo, narra che in una città (diversa a seconda del paese) c’era un drago che attaccava il regno. Gli abitanti per tenerlo lontano decisero di fargli dono ogni giorno due pecore per placare la sua ira. Quando però le pecore del regno iniziarono a scarseggiare gli abitanti decisero di offrirgli una pecora ed una persona tirata a sorte. La sorte scelse di sacrificare la principessa del regno. Mentre la principessa andava incontro al suo destino, apparse il cavaliere Giorgio, divenuto poi San Giorgio,  che uccise il drago e la salvò.

San Giorgio lotta contro il Drago e salva dal sacrificio la Principessa

San Giorgio lotta contro il Drago e salva dal sacrificio la Principessa

Nella versione catalana della storia si dice che dal sangue del drago nacque una rosa rossa divenuta il simbolo di questo giorno.In Catalogna, San Giorgio è il patrono degli innamorati. La tradizione vuole che gli innamorati si scambino una rosa rossa ed un libro. L’uomo regala una rosa rossa con una spiga di grano alla donna e lei gli regala un libro. E’ una festa che esalta l’amore, la cultura ed il patriottismo. La rosa è simbolo dell’unicità dell’amore, il colore rosso simboleggia la passione e la spiga di grano la fecondità.

Le rose simbolo

Le rose rosse, simbolo di passioneBarcellona si veste a festa nella giornata di San Giorgio. Ad ogni angolo della città ci sono banchetti che vendono rose e libri. Le strade più popolari sono la rambla Catalunya e Las Ramblas.

Si organizzano molte attività culturali tra le quali la più importante è la firma dei libri da parte degli autori

San Giorgio

In questo giorno cultura e romanticismo si uniscono in un sentimento unico!!

Di seguito una proposta interessante della Grimaldi

Una nave di libri

Una nave di libri

https://www.grimaldi-lines.com/it/eventi/una-nave-di-libri- per-barcellona-2018

Durante il viaggio, un ricco programma di intrattenimento delizierà gli ospiti, con reading, spettacoli teatrali, proiezioni di film, dibattiti con la partecipazione di famosi scrittori.

Si parte!

 

 

 

 

 

27/ 06 '17

Laghi Lungo e Ripasottile

Percorso Siamo a pochi chilometri da Rieti, nella Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, un’area protetta che comprende una zona umida di grande interesse, quanto poco conosciuta. I due laghi sono quel che resta di un antico e ampio bacino alimentato dal vicino monte Terminillo. Questa area è ricca di specie di notevole interesse faunistico e vegetale, luogo ideale per il birdwatching, piacevolmente immersa nel cuore della pianura reatina. Noi siamo andati alla scoperta del sentiero degli aironi e dei cormorani.

Nei laghi Lungo e Ripasottile vivono pesci quali la scardola, il luccio, la tinca, l’anguilla, la rovella e il cavedano. Risorgive e canali ospitano pure trota di torrente e spinarello.

Di tutto rilievo il popolamento ad anfibi, che comprende specie quali la raganella, la rana dalmatina, il tritone comune e quello crestato . Tra i rettili è segnalata come particolarmente comune la natrice dal collare. Volpi, Ricci, Tassi, Istrici e Cinghiali sono di più frequente osservazione tra i mammiferi censiti.

Ma è l’avifauna a offrire gli spettacoli più grandi. Le specie osservate sono oltre duecento, molte delle quali di notevole importanza conservazionistica come le colonie dove nidificano le nitticora con più di 70 coppie, gli Aironi cenerini con 140 nidi censiti nel 2015, l’unico nido di Falco di palude per il territorio della regione e le Sgarze ciuffetto con quattro nidi.

Nei mesi invernali, nel territorio della Riserva naturale dei laghi, circa 60  Aironi bianchi maggiori provenienti dal nord, si aggiungono agli Aironi cenerini, frequentando il canneto e i campi coltivati, inoltre nei laghi si possono osservare: Morette, Mestoloni, Germani reali, Moriglioni, Svassi maggiori. Tuffetti, e le rare Morette tabaccate.

In particolare per lo svernamento degli uccelli, la riserva si pone tra le zone umide più importanti del Lazio dopo il Circeo, le aree protette di Bracciano-Martignano e Vico, il lago di Bolsena.

E’ considerata sito di importanza nazionale per lo svernamento del tarabuso , dell’Airone cenerino con circa 600 esemplari e della moretta. Osservazioni regolari nei mesi più freddi riguardano anche le Gru con un passaggio dai 600 ai 1500 esemplari annui, il Falco di palude e l’Albanella reale.

Da segnalare, presso il lago di Ripasottile è attiva da tempo una Stazione di Inanellamento a scopo scientifico, nella quale da gennaio 2015 viene svolto il Progetto Nazionale “MonITRing” coordinato dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che prevede l’inanellamento con lo stesso protocollo operativo  in più di cento Stazioni aderenti.

Dal 2001 al 2015 vi sono stati catturati e inanellati più di 24.000 uccelli.

Nel corso dell’anno variano i principali motivi d’attrazione: d’inverno sono i grandi assembramenti di anatre e folaghe, durante i passi uccelli inusuali ed eleganti come il falco pescatore, in primavera inoltrata ed estate le fioriture di ninfee e nannufari.

indicazioni alla partenza
Una piacevole e rilassante passeggiata di un’ora e trenta circa,  lungo il perimetro del lago di Ripasottile.

terminillo innevato
Alle nostre spalle la vetta del Monte Terminillo.

Incontri fortunati!

incontri

lago
Si prosegue il cammino, una piacevole e rilassante passeggiata di un’ora e mezza circa.